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Bruno Trentin

Figlio di Silvio Trentin, nacque in Francia, dove il padre, antifascista, si era rifugiato. A 15 anni fu arrestato dai tedeschi per azioni "insurrezionali". Dopo l'armistizio di Cassibile, con la famiglia rientrò in Italia per partecipare alla guerra di liberazione unendosi alla Resistenza. Fu arrestato insieme al padre nel novembre '43. Alla morte del padre, nel marzo del 1944, divenne, a 17 anni, comandante di una brigata partigiana Giustizia e Libertà.

Nel 1949 si laureò in giurisprudenza all'Università di Padova con il professor Enrico Opocher. In seguito studiò anche presso la Harvard University. Già prima della Liberazione manifestò le sue idee federalistiche, secondo il modello proudhoniano.

Sempre nel 1949 si iscrisse alla CGIL ed iniziò a lavorare nel centro studi del sindacato. L'anno seguente entrò nel Partito Comunista Italiano e con questo fu eletto dapprima consigliere comunale a Roma (1960-1973) e poi deputato nazionale (1962-1972), al termine del mandato parlamentare non si ricandidò per incompatibilità tra cariche sindacali e parlamentari.[1]

Nel 1958 fu vicesegretario della CGIL e dal 1962 al 1977 fu il segretario generale della FIOM e della FLM.[2]

Nel 1988 passò alla guida della CGIL, dirigendola fino al 1994.[3] Nel 1992 stipulò, insieme a CISL e UIL, uno storico accordo sulla politica dei redditi che pose fine al sistema della scala mobile, un meccanismo di riadeguamento automatico dei salari al costo della vita che aveva provocato una forte inflazione. Subito dopo la firma si dimise dalla segreteria della CGIL, alla cui guida fu sostituito due anni dopo da Sergio Cofferati.

Fu membro del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL),[4] dal 1994 diresse l'ufficio programmi della CGIL e dal 1999 al 2004 fu parlamentare europeo tra le file dei Democratici di Sinistra.

È morto a Roma il 23 agosto 2007, stroncato da una polmonite resistente alla terapia antibiotica e per una febbre intrattabile, aggravata da una carenza immunitaria legata al grave trauma cranico subito un anno prima, causato da una caduta in bicicletta sulla Ciclabile della Drava. È sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma.

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